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Dietro al tema della Nail Art esiste un mondo ricco di storia e cultura, tutto da esplorare; si parte dalle leggende, passando per le più antiche civiltà e arrivando fino ai giorni nostri.
Proviamo a raccontare la nascita e l’evoluzione attraverso i secoli dell’arte della decorazione delle unghie. 

 

LE ORIGINI, FRA LEGGENDE E PRIMI ESEMPI

Un’antica leggenda greca narra che Eros, dio dell’amore, abbia eseguito sulla madre Afrodite, dea della bellezza e della fertilità, una manicure divina. Secondo la leggenda, mentre Eros tagliava le unghie della madre, alcuni frammenti caddero sulla terra, depositandosi sulla spiaggia ai piedi del Monte Olimpo. Essiccando al sole, i resti divini si tramutarono in una pietra di rara bellezza che prende il nome proprio dal termine greco che significa “unghia”: l’onice.

Le prime forme di Nail Art vedono le proprie origini in Asia durante l’Età del Bronzo, con la decorazione delle unghie grazie a tinture rudimentali preparate con l’henné.
Esistono poi molte testimonianze che dimostrano come, nell’Antico Egitto, la cura del corpo fosse tenuta in grandissima considerazione, compresa quella delle mani. La tintura scelta voleva però rappresentare il ceto sociale di appartenenza, in modo che il proprio rango fosse immediatamente chiaro a colpo d’occhio. Le donne dei ceti più bassi utilizzavano colori pastello, mentre il rosso era riservato a quelle più importanti; il rosso si intensificava man mano che il livello sociale si alzava, fino ad arrivare a un rosso molto intenso, appannaggio esclusivo delle regine.

Un’usanza simile era diffusa anche in Mesopotamia, trattandosi però di una pratica unicamente maschile. A Babilonia gli uomini più poveri si dipingevano le unghie con il kajal verde; i più importanti, invece, utilizzavano il nero.
Nello stesso periodo, in Cina, fra le donne prende forma la pratica di dipingere e decorare le proprie unghie con tinture ricavate dai pigmenti contenuti nei fiori. 

 

DAL MEDIOEVO ALL’EPOCA VITTORIANA

Purtroppo nel corso del Medioevo la pratica di dipingersi le unghie venne lentamente abbandonata, fino a divenire vietata in alcuni casi.
In Sud America, invece, la popolazione Inca mostrava interesse per questa usanza, realizzando veri e propri esempi di Nail Art con soggetti animali, specialmente aquile.
Solo durante il Rinascimento vediamo nuovamente l’interesse per la cura e decorazione delle proprie mani, segnata dalla nascita di prodotti specifici. Addirittura esistono documenti storici che descrivono come un certo Monsieur Sitts eseguì una pedicure sul sovrano di Francia Luigi Filippo I per liberarlo da una dolorosa unghia incarnita.

Ma possiamo dire che la vera cultura estetica nacque davvero solo in Epoca Vittoriana, con un’attenzione particolare alla cura delle unghie grazie a smalti e all’utilizzo di oli e panni di camoscio per la lucidatura. Questa pratica compare anche all’interno del romanzo Madame Bovary di Gustave Flaubert. 

PRIMA METÀ DEL NOVECENTO

Durante gli Anni ’20 del Novecento vediamo l’invenzione da parte del Make-up Artist Michel Menard di un particolare tipo di manicure, conosciuta col nome di Moon manicure. Si trattava di una sorta di french manicure con laccatura solamente nella parte superiore dell’unghia, lasciando alla base una mezzaluna priva di smalto.
Negli Anni ’30 (precisamente nel 1934) compare il primo set di unghie finte, creato da Maxwell Lappo e inizialmente destinato a persone onicofagiche. Gli Anni ’50, complice l’avvento delle pellicole cinematografiche a colori, vedono grandi attrici del calibro di Marilyn Monroe e Audrey Hepburn molto entusiaste di utilizzare smalti colorati, lanciando la moda di portare unghie lunghe e laccate di rosso. 

 

SECONDA METÀ DEL NOVECENTO 

Negli Anni ’60 il movimento hippie veicola l’immagine di una donna indipendente, libera da vincoli e pregiudizi, fortemente connessa con la natura. Da qui prende il via la tendenza di portare unghie corte, dipinte con colori tenui e delicati.
Gli Anni ’70 vedono invece la nascita della french manicure come la conosciamo noi, con unghie squadrate. Il nome deriva dall’estremo successo delle sfilate di alta moda parigina.
Durante gli Anni ’80, invece, si ha un’esplosione di colori forti e vivaci, come le sgargianti tonalità neon.
Infine, gli Anni ’90 vedono un ritorno ai colori meno appariscenti, con predilezione per le decorazioni a base di glitter, assieme all’intramontabile rosso e ai colori pastello. Ma diventano tendenza anche i colori molto scuri, primo fra tutti il nero, a seguito dello sviluppo della cultura Grunge e della ricerca di un abbigliamento trasandato. 

 

I GIORNI NOSTRI 

La parola d’ordine del Terzo Millennio è “personalizzazione”: pietre, adesivi, piercing, design estremi provenienti dalla cultura hip hop dominano la scena. Rihanna, regina indiscussa della Nail Art, fa diventare queste decorazioni parte integrante del proprio look.
La Nail Designer Bernadette Thompson ha addirittura dato vita, per la rapper Lil’ Kim, a una Nail Art denominata Money Nails, che è stata poi esposta al MOMA di New York.
La personalizzazione estrema viene utilizzata anche per veicolare idee politiche, come fece Katy Perry nel 2016, sfoggiando una manicure pensata per sostenere la candidatura di Hillary Clinton a Presidente degli Stati Uniti d’America. 

 

NAIL ART PER LUI 

Un brevissimo capitolo va dedicato anche alla manicure maschile. Abbiamo visto come già all’Età del Bronzo gli uomini fossero soliti dipingere le loro unghie, ma il marketing pubblicitario del Novecento ha confinato lo smalto fra gli oggetti pensati esclusivamente per le donne.

Il colore fa il suo ritorno sulle unghie maschili a partire dagli Anni ’70, specialmente grazie ad artisti della scena punk e rock. Ricordiamo infatti cantanti che sfoggiavano un look particolarissimo, come i Sex Pistols, David Bowie o i Kiss.
Vediamo poi Steven Tyler, Lou Reed, Kurt Cobain, tantissimi artisti del panorama rock o grunge, fino ad arrivare alle star che amano decorare le proprie unghie facendone un vero status symbol, come Harry Styles, Fedez o Achille Lauro. 

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